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IL PROGRAMMA DI LAVORO PER L'ESTATE 2011
Ecco alcune indicazioni sul nostro programma di studio; le definizioni possono cambiare a seconda delle esigenze individuali
o del gruppo; l'insegnante intende quest'anno lavorare molto sulla presenza individuale, sulla ricerca interiore, insistendo
meno sul risultato spettacolare quindi, che sulla intensità del vissuto personale.
"Ho sempre amato i clown ed ogni anno che insegno (ormai sono passati secoli e parecchie settimane) mi entusiasmano sempre. Certo, se pensate ai clown tipo Macdonald con il naso rosso, l'hamburger in bocca e il sorriso a forma di dollaro, avete sbagliato strada. Parlavo della poetica del clown, perso nell'immensità della pista.
Il lavoro sul clown è lo studio dell'anima umana. Il ritorno alla luce. Ecco perché questo studio è cosi affascinante e paradossalmente impossibile. Non s'insegna al sole l'arte di brillare, lo si guarda e basta così come si può ammirare l'anima umana ridere e danzare la danza del clown.
Ciò che si può fare invece, è togliere la foschìa, le nuvole che impediscono di vedere il sole. I nostri atteggiamenti quotidiani ricoprono fino a soffocare lo stupore, la meraviglia… Il clown é il ritorno all'origine, al meravigliarsi. Basta togliere la tappezzerie vecchie delle nostre certezze. Appare allora la fragilità, l'essere perso. Ciò che è pericoloso nella vita, diventa nutrimento indispensabile per il clown: esso si nutre di debolezze. L'arte dello stupore è la sua essenza.
Gli studenti imparano a giocare e a lasciare suonare, in loro, una musica silenziosa. Nasce un personaggio che si copre di colori, si veste, si traveste, prende forma adulta, diventa clown, il tempo di un numero. Poi andrà bruciato per lasciare l'attore tornare di nuovo alla sorgente della sua ricerca: l'anima danzante."
La parte essenziale del nostro lavoro consisterà quindi a " liberare la gabbia", a toglierci di dosso i vecchi costumi. Fase delicata come una nascita.
Segue una parte propedeutica:
Lo studio del clown dalle sua origine ad oggi.
Il clown da circo con i suoi due protagonisti principali: Augusto e Mr Loyal.
Certi numeri sono scritti come veri spartiti.
Lo studio si fa matematico, puntiglioso. Come abbandonare il proprio corpo per seguire l'inflessione del Mr Loyal, o gli scherzi assurdi del clown.
Analizzeremo le entrate clownesche:
- Annuncio del numero
- la sua realizzazione
- il suo fallimento e l'uscita del clown
Monsieur Loyal e l'Augusto (esercitazioni a due)
- scherzo del clown bianco
- riuscita
- scherzo dell'Augusto
- fallimento
- punizione dell'Augusto
I clown teatrali:
Potremo poi allontanarci dagli sketches stereotipati della tradizione
circense per avviarci verso una ricerca più profonda: la conoscenza
della fragilità umana e la sua progressiva messa in scena alla
scoperta dell'antieroe moderno che si nasconde dietro ogni "bide", vale a dire ogni fallimento del numero presentato.
Attraverso le improvvisazioni si metteranno in evidenza le ingenuità,
le debolezze, le fissazioni, i deliri delle diverse personalità che
andranno successivamente definite e messe in risonanza con il
pubblico:
- la ricerca del proprio clown, il costume
- rapporto tra clown e pubblico
- le entrate solitarie, il parlato
- il rapporto con gli oggetti
- costruzione di frasi umoristiche
- il rapporto di potere "capo-sottocapo"
Si concluderà questa fase di studio con un'analisi più serrata dei
meccanismi universali della comicità.
Il clown da circo:
- esagerazione dei caratteri.
- Gioco sulla pista circolare
- Gags botte schiaffi e trasformazioni tra il ridere e il piangere
- La tragedia Felliniana dellla pista
- Immagini oniriche legate al grande circo
- Messa in scena del circo come simbolo della vità stessa.
La pedagogia del clown porta alla definizione di un uomo nuovo, libero della propria corazza, e vestito d'azzurro.
"Un giorno nacque un uomo. Nato da una pietra, ne aveva l'aridità, nascosta nel pensiero.
Nato dal un albero ne aveva le radici, la paura di muoversi;
Nato da un cervo ne possedeva il nervosismo ma anche la sua bellezza quando si alzava dritto in piedi per guardare l'immensità della vita.
Nato della luna ne aveva la mutevolezza ma anche la luce nei occhi che sognavano sempre mondi migliori.
Cosi questo'essere nato di tutti… si sentiva nessuno e si mise a piangere sotto una palma. Allora le sue lacrime designeranno un fiume dove tutti gli animali si abbeverano, dove la luna si mirava. Capi di essere un punto di riunione tra i diversi esseri. Si mise quindi una piuma in testa un po' di terra ferruginosa rosa, sulla guance e disse: " visto che non sono nessuno sarò un clown!" e fu il primo passo verso la conoscenza."
Emmanuel
Ha scritto: "Clown celeste"- francese (Edizione Les Deux Oceans) - trad. in italiano;
"Quando i rom avevano le ali"italiano, spagnolo (Edizione Les Deux Oceans - Parigi; e presentato a novembre 2009 a Lima - Perù- in traduzione spagnola);
"Petits conts drolement spirituels" - francese
"Pelerinage d'un clown" - francese
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